Mai Gianfranco

Gianfranco Mai nasce a Lodi nel 1940 e nel 1968 si sposa e in controtendenza con gli emigranti che dal Sud vengono a Milano, si trasferisce vicino ad Alberobello per amore degli ulivi e dei trulli. Nella sua tenuta, centinaia di opere sono esposte tra gli ulivi e in casa che è in pratica un unico atelier.
Milano, 16 ottobre 2015 – C’è un pezzo di Lombardia nel cuore della Puglia, nascosto in un mare di ulivi. Per Gianfranco Mai, artista 70enne lodigiano, una vera e propria ragione di vita, tanto da spingerlo a lasciare la sua terra per trasferirsi al Sud, facendo il percorso inverso rispetto a tanti emigranti che cercano sogni e fortuna nel Settentrione. Da tempo il suo habitat è una casa di campagna, nel Barese, a due passi da Alberobello, la “capitale” dei trulli. È lì che nascono le sue creazioni artistiche. Ma che siano sculture, dipinti, punte secche o disegni, il soggetto è quasi sempre lo stesso: gli ulivi, anche se ogni tanto intervallati da qualche raffigurazione delle “comari” contadine pugliesi, ormai in via di estinzione.
Un amore, quello per la Puglia e per il suo “mare argentato”, che nasce nel 1967. “Negli anni ’60 ero solito organizzare delle mostre a Milano – racconta -. Un giorno un tecnico di radiologia mi invitò in Puglia. Accettai e rimasi folgorato dalla bellezza dei suoi paesaggi, e soprattutto dagli ulivi”. Dopo alcuni mesi di vacanza, durante i quali Gianfranco si dedica allo studio del territorio, la decisione di mollare tutto. Un anno dopo, nel 1968, si sposa con rito civile a Milano e “fugge” in Puglia con la sua 500. Inizialmente si tratta di visite sporadiche. Poi, dal 1973, il trasferimento definitivo. “La mia è stata una scelta di tipo sessantottino, nel senso che ho deciso di vivere in un luogo non imposto, ma nel quale sentivo di voler stare – racconta – e non era più Milano, con i suoi ritmi tipici di città”.
Camminando all’interno della sua tenuta non si capisce bene dove cominci lo spazio abitativo e finisca il suo atelier. Centinaia di sculture e dipinti adornano ogni stanza senza preoccuparsi di invadere gli spazi più intimi e privati. Sarà perché a Gianfranco gli ulivi ricordano creature dalle sembianze umane, soprattutto nell’abbraccio carnale tra figura maschile e femminile che vede nelle forme intrecciate dei tronchi, quasi a suggellare un amore solido di forme legnose. “Gli ulivi pugliesi hanno una potenza espressiva incredibile e unica – sottolinea -. Per questo mi piace interpretarli in tanti modi”. A pochi passi dallo studio c’è una piccola dependance. Tetto a forma di trullo e volte in pietra, senza contare il mobilio pregiato. Ovunque sculture di ulivi. Le più suggestive quelle in marmo bianco e gesso, dove l’idea di fusione tra due corpi sembra essere più marcata. “L’ulivo non è un semplice fusto eretto – spiega Gianfranco – anzi, l’inclinazione del tronco suggerisce l’immagine evocativa dell’abbraccio”. Molte sculture sono finemente lavorate a mo’ di ritratto. Un lavoro complesso, che ha alla base uno studio approfondito e “anatomico” della pianta, ma cela anche sottili considerazioni di carattere antropologico: le radici, infatti, sono metafora dei rapporti umani, del continuo ricercarsi, del rincorrersi.
Ogni ulivo nasce da un’idea grafica, generalmente un pastello o una punta secca. Trovata la forma, si passa a lavorarla in cera o con la terra, fino a ottenere quella prescelta. I materiali finali sono di vario tipo, dal bronzo al ferro, senza tralasciare i più bizzarri come le bottiglie di plastica fusa e l’immancabile terracotta. A interrompere la piacevole monotonia di sculture di ulivi – spesso rappresentati alla stregua di gioie danzanti grazie al prolungamento dei rami che simboleggiano braccia protese verso l’alto –  alcune raffigurazioni in bronzo patinato di contadini intenti al lavoro: “Mi affascinavano le donne che ritornavano dai campi portando delle ceste di frutta perché mi davano l’idea di una quotidianità che trasmette qualcosa in più”. È il mondo ancestrale di “Concetta” e “Addolorata”, vicine di casa timide e silenziose, figlie di una vita scandita da lavoro ed evasione sociale del mercato. Figure di intensa umanità della quale, per Gianfranco, si possono trovare gli ultimi sprazzi solo nel Meridione. Ed è un tema che ritorna ossessivamente anche nei dipinti, e in particolare nelle raffigurazioni di coppie di anziani che riposano all’ombra rassicurante di un ulivo vicino casa.
Nella stanza di lavoro dello studio ci sono alcune sculture in ferro non finite, ma non è un problema. “Lavoro strenuamente, e lo faccio soprattutto per me, senza preoccuparmi del mercato. In questo sono rimasto lombardo, o forse austriaco – sorride – non ho fretta, per me questi alberi sono generatori di vita”.